mercoledì 13 maggio 2015

David Foster Wallace, Brevi Interviste con Uomini Schifosi

Di vederti come una cosa, sono capaci di vederti come una cosa. Lo sai che vuol dire? È spaventoso, noi sappiamo quant'è spaventosa come idea, e che è sbagliato, e ci crediamo di sapere tutte queste cose sui diritti umani e la dignità umana e quant'è terribile privare qualcuno della propria umanità di quella che noi chiamiamo l’umanità di qualcuno, ma metti che succede a te, allora sì che lo sai per davvero. Adesso non è più solo un'idea o una causa da reazioni stereotipate. Aspetta che succeda a te e allora sì che assapori il Lato Oscuro. Non l'idea di oscurità, l'autentico Lato Oscuro. E adesso ne conosci il potere. Il potere assoluto. Perché se sei davvero capace di vedere un altro soltanto come una cosa allora sei capace di fargli qualsiasi cosa, non si accettano più scommesse, umanità e dignità e diritti e correttezza... non si accettano più scommesse. Io dico... e se lei dicesse che è come un rapido costoso giretto su un versante della condizione umana di cui tutti parlano come se lo conoscessero ma in realtà manco se lo immaginano, non per davvero, a meno di non esserci passati. E se tutto si riducesse al fatto che la sua visione del mondo si è ampliata, se ti dicessi questo? Che ne diresti? E di se stessa, di come considerava se stessa. Che adesso capiva di poter essere considerata come una cosa. Ti rendi conto di quanto questo le cambierebbe... strapperebbe, di quanto questo strapperebbe via? Di se stessa, di te, di quella che pensavi fosse te stessa? Strapperebbe via tutto quanto. E poi che resterebbe? 
David Foster Wallace
Avete presente quella scena del film Arancia Meccanica in cui Alexander è sottoposto alla cura Ludovico ed è legato ad una sedia con gli occhi sbarrati, costretto a vedere una serie di fotogrammi di violenza? Ecco, questa è l’immagine che descrive esattamente come ci si sente leggendo Brevi interviste, un misto di nausea e angoscia e “voglio scendere adesso e andarmene”, con la differenza che volontariamente si decide di prendere una corda, legarsi mani e piedi e inserirsi quell’aggeggio negli occhi per tenerli aperti (magari prima si inserisce l’aggeggio negli occhi, a mani legate risulterebbe alquanto difficile). 
Ma andarsene è impossibile. La cosa sconvolgente è che si prova un certo piacere perverso nel leggere le storie di questi uomini schifosi, momenti in cui abiezione, umiliazione e la più completa disumanità danno una sensazione di profondo appagamento e soddisfazione. E ti ritrovi a pensare “ma che sto dicendo, questa è pazzia.” E proprio qui sta l’arte di Wallace, nel prenderti e trascinarti dove vuole, dettando le regole, decidendo come si gioca e quanto si gioca, nell’afferrarti per i capelli e lasciarti a testa in giù per ore, costringendoti a guardare le cose da un altro punto di vista. A volte fa male, a volte è crudele, ma è tale la sensazione di catarsi da dimenticare tutta la violenza subita, da dimenticare qualunque cosa, da perdonare Wallace e gli uomini schifosi e te stesso per aver comprato il libro. E se prima ti chiedevi se per caso non fossi diventato pazzo, ti rendi conto, all’ultima riga dell’ultima pagina, di essere, forse, semplicemente più umano. 

È sempre un’impresa dover parlare di racconti. Ma per le Brevi interviste è un’impresa ancora più ardua, dato che non riuscirò mai a trasmettere attraverso questa mezza paginetta tutte le sensazioni che mi hanno attraversato nelle ultime due settimane, tutta la nausea e la successiva risalita, senza necessariamente fare un torto a Wallace. 
Dopo qualche riflessione ho deciso che la cosa più saggia era proprio quella di lasciarvi dei fotogrammi, di chiedervi cortesemente di legarvi mani e piedi e lasciarvi andare a questa mia versione-surrogato del romanzo di Wallace. 
Ecco, diciamo che il risultato sarà un po’ come guardare quattro schizzi di un bambino vicino a un quadro di Pollock.

Ragazzo nell’attimo di tuffarsi dal trampolino di una piscina, imprigionato in quell’attimo, come non esistesse tempo al di fuori di sé; Grande Amatore che ci spiega che andare con una donna con l’intento di provare piacere o procurarle piacere è esattamente la stessa cosa, mentre il grande segreto è farle capire che mai è stato con una tanto brava a fare sesso; persona depressa con l’ossessione che chi le ha davanti provi un misto di noia e pietà nei suoi confronti, ed è tanto opprimente, e i suoi problemi tanto futili da portare la sua terapeuta al suicidio; adulto ossessionato dal ricordo da bambino di suo padre che si masturbava davanti a lui (ma poi, era avvenuto veramente?); focomelico che sfoggia il proprio moncherino facendo leva sulla pietà per portarsi a letto le donne; un “sessuologo dei polli” che alla prima occhiata riesce a capire se una donna ci starà o no a essere legata, per finire a piangere al capezzale del letto raccontando il suo rapporto tormentato con la madre; il significato che assume la vita e la differenza tra essere umano e cosa quando si è violentati con una bottiglia di Jack Daniel’s, forse ad essere violentata è stata una ragazza di sedici anni, o la moglie del narratore… oppure il narratore stesso; quiz vari a risposta multipla, a volte a una sola risposta, a volte senza risposta; padre che disprezza il figlio malato di una malattia purulenta alla faccia per la malvagità profonda che vede in lui, ma tutti amano il ragazzo e non si capisce più se è il padre ad essere pazzo o il figlio effettivamente malvagio; figlio con una madre dall’infanzia repressa, con conseguente adolescenza repressa e maturità repressa, che decide di diventare un delinquente per sfogare attraverso di sé tutti i suoi (della madre) istinti repressi.

I personaggi di Wallace non amano, hanno un focus totalmente su di sé e non sanno donare nulla che non sia quanto c’è di peggio in loro al prossimo. E alla fine, dopo tutto questo campionario di mostri misogini e depravati, ci si rende conto che il segreto, senza specificare, il segreto di tutto, è l’amore.
E niente, speriamo che gli schizzi del bambino vi facciano venire voglia di andare al museo e vedere Pollock dal vivo.

Titolo originale: Brief Interviews with Hideous Men
Prima edizione: 1999
Giulio Einaudi Editore
Traduzione di Fernanda Pivano

1 commento:

  1. Non so se questa è la tua prima volta con Wallace, non so se sei stata incosciente, coraggiosa (o incoscientemente coraggiosa). E so, invece, che quella che sto per dire è una cosa che potrebbe essere detta di ogni libro ma... Brevi interviste è un libro difficile. Lo è davvero, e lo consiglio a pochissime persone. Ma io sono innamorata di lui, anche del lui che risponde attraverso quelle voci squallide di uomini lussuriosi e senza speranza. Perché prima avevo letto libri che mi liberavano il mondo da una patina di apparenza, e li preferivo perché sentivo di aver capito qualcosa, a livello esistenziale. Wallace mi dice che di strati ce ne sono parecchi, e che sotto il primo, c'è ancora da scavare, e via via, uno, due, tre. Quanti strati può avere un uomo? Tutti gli strati di pelle che il ragazzino, che voleva restare lassù, fa fatica a comprendere. Chissà se noi riusciremo mai a farlo.

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