mercoledì 18 febbraio 2015

Italo Calvino, Gli Amori Difficili

L’amavo, insomma. Ed ero infelice. Ma come lei avrebbe mai potuto capire questa mia infelicità? Ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere. 
Italo Calvino

Calvino ci parla dell’altra faccia dell’amore, infinitamente lontana dalla passione e dalla felicità: l’amore disperato, quello contraddistinto dall’assenza, fisica della persona amata e quella più profonda, intima, di chi nell'altro e in se stesso trova il nulla più assoluto, e scopre che quello che aveva sempre cercato in realtà non è mai esistito.
Tredici storie - o meglio, avventure - nelle quali il principio e la fine, la vicinanza nello spazio e nel tempo hanno poca importanza, poiché l’essenziale è quell’unico istante in cui due anime umane si sfiorano ed entrano in contatto, spesso ritraendosi inorridite alla percezione della debolezza e dalla miseria della condizione umana, che ognuno di noi, per quanti sforzi faccia per nasconderlo, porta inevitabilmente con sé.
Un viaggio doloroso, che ha inizio proprio all’interno di uno scompartimento ferroviario, dove un soldato accarezza il corpo di una donna seduta accanto a lui, tormentato dal pensiero di osare troppo; per proseguire nel letto di una prostituta, dove un bandito trova rifugio; e nella casa di un fotografo che, ossessionato dalla sua modella, perderà il senno quando lei deciderà di lasciarlo, votando la sua esistenza alla stessa identica fotografia di un tubo di termosifone. Così l’avventura di un miope, che tornato al suo paese natio non riuscirà a farsi riconoscere dai suoi vecchi amici per via degli enormi occhiali, e una volta decisosi a toglierli egli stesso non riuscirà a riconoscere nessuno, prima fra tutti la donna che ha sempre segretamente amato.
Questo  percorso nei meandri delle difficoltà dell’amore e dei più inquieti sentimenti umani, termina sulla strada, dove un automobilista dopo un litigio con la fidanzata continuerà (forse per sempre?) a percorrere l’autostrada che porta a lei, in quell’unico luogo dove si perde l’individualità ma ci si sente al sicuro, luci rosse e bianche, puri segni luminosi.

Ciò che leggiamo ne Gli amori difficili è l’inferno dei viventi di cui Calvino aveva fatto menzione già ne Le città invisibili, quell’inferno che ritroviamo uscendo di casa, negli sguardi dei vicini, nei gesti di chi ci sta intorno, nel lavoro alienante di una fabbrica e nel ripetersi delle giornate, sempre uguali a se stesse. E l’amore, che dovrebbe essere quel sentimento primo fra tutti  in grado di salvare l’uomo dalla mediocrità, talvolta non è che il peggiore degli inferni. I protagonisti di questi racconti rappresentano l’incontro di due esseri umani che non si nobilitano l’un l’altro stando insieme, ma si configurano come la somma di due inetti, e contraddicendo ogni legge matematica ci portano davanti un risultato negativo.
Qual è l’antidoto per la vita, allora? Ci è svelato nel finale, nella seconda parte delle novelle, dal titolo La vita difficile: una distesa di panni bianchi al sole, il profumo di bucato, la purezza delle onde di un mare limpido e incontaminato che con il suo moto leviga i gusci delle conchiglie. Piccoli frammenti di felicità, immutabile e infinita, perfetta, capace di far ritrovare una pace desolata e malinconica, poiché noi, da lettori e da uomini, siamo coscienti che non durerà che lo spazio di un istante.
Ma per riemergere, e rendersi conto che la vita non è solo inferno, è inevitabile continuare a ricercare e collezionare questi sprazzi di beatitudine, in cui all’uomo è concessa la speranza di aspirare ad essere felice per riuscire finalmente a ritrovare, anche solo per qualche secondo, “nel caos di mille movimenti possibili quello e quello solo giusto e limpido e lieve e necessario”, che assicuri che il viaggio della vita valga la pena di essere affrontato.

Prima edizione: 1970
Arnoldo Mondadori Editore

9 commenti:

  1. Quella citazione è un pugno nello stomaco. Lo so, è una frase inflazionata, ma non saprei spiegarlo in altro modo. Oggi passo a prenderlo.

    A presto.

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    1. È solo una delle tante frasi da "pugno nello stomaco", quando lo leggerai te ne renderai conto... Quasi ogni racconto ha una citazione che stordisce, non potendo metterle tutte, mi sono limitata a segnarle sull'agenda.

      Ottima scelta Maria. ;)
      A presto.

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  2. Grande post mia cara e ricordare Calvino è come un po' essere innamorati del tutto o del nulla , ma le farfalle nello stomaco le senti.L'amore dei piccoli gesti e delle piccole e usuali cose che non vediamo quasi più, indifferenti..soffocati dall'ardore, le passioni,la fine del tutto e le lacerazioni...Impossibile non iscriversi al tuo blog e così ho fatto , sperando in un tuo gradito ricambio.
    Grazie e un abbraccio forte"!
    http://rockmusicspace.blogspot.it/

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    1. Ti ringrazio Nella. E figurati, ho sbirciato il tuo blog e ricambio con piacere.
      Un abbraccio.

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  3. Più veloce della luce amica mia..
    Sono felicissima..Vado a salvare il tuo blog nel mio roll preferiti!
    Ti stringo forte!

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  4. Acquistato ma ancora non letto, per me l'intero Calvino è un pugno nello stomaco.

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    1. Leggilo quando trovi un attimo tra la tesi e i tuoi mille libri Giada, è veramente bellissimo, forse il più "pugno nello stomaco" dei suoi altri. ;)

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    2. Ahia, l'ho "tradito", ho scelto Marcovaldo perché un pò meno "pugno nello stomaco" visti, come ben hai detto, i miei mille libri per la tesi ;D

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    3. Aaaaah non so se la buon'anima di Calvino riuscirà a perdonarti per questo sgarbo! Ho visto che lo stai leggendo, e anche quello è bellissimo, ma altrettanto triste. ;)

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